Un intenso evento temporalesco ha interessato la costa romagnola nella notte di domenica 24 agosto 2025, provocando criticità estese, tra cui numerosi schianti di alberi, danni alla viabilità e alle infrastrutture.


ANALISI PRELIMINARE



Nella notte del 24 agosto si è verificata una diminuzione della pressione sul nostro territorio, con l’arrivo di aria più fredda in quota legata ad intense correnti da nord-ovest. Al contempo, lungo la costa romagnola predominava una ventilazione di componente orientale, che scorrendo sul mare hanno portato calore ed umidità verso il litorale.
Inoltre, tra la quota di 500 millibar e la quota di 700 millibar (indicativamente tra 5500 e 3000 metri) si è osservata la presenza di aria più secca che può aver influito sulla genesi delle intense raffiche di vento.
Dal punto di vista della previsione meteo, emessa sabato 23 agosto, si evidenziava la probabilità di temporali forti soprattutto in mare aperto durante la notte, in avvicinamento alla costa entro la prima mattina, anche associati a raffiche di vento. La modellistica poneva i massimi di precipitazione in mare aperto o appena fuori la linea di costa.
In considerazione del quadro meteorologico previsto, gli enti preposti avevano emesso un’allerta gialla per temporali valida su tutto il territorio romagnolo.


CRONACA DELL’EVENTO
Dalle prime ore della notte di domenica 24 agosto temporali intensi si sono estesi dalla provincia di Ferrara verso la provincia di Ravenna. Qui i fenomeni si sono intensificati, con piogge intense sulla costa ravennate, risultando moderati in mare aperto. Già dal ravennate al sistema temporalesco si sono associati forti venti di downburst. Successivamente il temporale intenso è transitato sul territorio di Cervia, poi di Cesenatico, Bellaria Igea Marina e infine Rimini, per poi esaurirsi nelle prime ore della mattina.
Le precipitazioni sono risultate di particolare intensità, assumendo carattere di nubifragio, con valori che hanno diffusamente superato i 50 mm e raggiunto i 74.4 mm a Rimini. Bisogna tenere conto che 50 mm è la media delle precipitazioni attese nell’intero mese di agosto, un quantitativo che con questo evento è caduto nelle nostre località romagnole in meno di mezz’ora.
La stazione meteorologica di Rimini ha visto 33 mm in 15 minuti, 31 mm in 15 minuti a Cattolica (RN), 29 mm in 15 minuti a Fosso Ghiaia (RA), 20 mm in 15 minuti a Riccione (RN) e Saludecio (RN).
Le precipitazioni piovose sono state accompagnate da grandine, in particolare sul ravennate e sul riminese, indicativamente con dimensioni tra 1 e 3 cm.
I danni maggiori sono stati prodotti dalle intense raffiche di vento, che nella località di Bellaria Igea Marina hanno raggiunto i 122 km/h, facendo registrare un nuovo record per la città. Valori tra 80 km/h e 120 km/h si sono registrati nelle località di Cervia, Cesenatico e San Mauro Pascoli.
ESTESI DANNI LUNGO LA COSTA
I maggiori danni sono stati prodotti dalle raffiche di vento tempestose, con 130 alberi abbattuti tra Cervia e Milano Marittima, dove circa 83 utenze sono rimaste senza gas e 200 senza acqua.
Lungo tutta la costa si sono verificati danni agli stabilimenti balneari, con ombrelloni, lettini, mosconi e talvolta torrette del servizio di salvamento spazzate via.
Le forti piogge concentrate in breve tempo hanno prodotto numerosi allagamenti nelle località interessate dal transito temporalesco.

ANALISI TECNICA DEL SISTEMA TEMPORALESCO (a cura di F. Antonioli – MeteoFED e F. Pavan – PreTEMP)
La forma ad arco deriva dalla particolare forma che questi sistemi temporaleschi assumono al radar (infatti al radar vengono definiti “bow echo”, temporali con un eco ad arco).
L’evento di raffiche lineari che nella nottata ha seminato danni sulla costa romagnola è associabile ad un classico sistema multicellulare arcuato (non una supercella come inizialmente si poteva ipotizzare)
Questa specifica disposizione delle precipitazioni rilevate al radar deriva da un paio di fattori relativi al temporale. Il primo è il downburst, la potente corrente discendente temporalesca fredda che, una volta a terra, diverge da un centro producendo raffiche di vento in linea retta (al contrario di una tromba d’aria, in cui il vento converge verso il centro del vortice e acquista una componente ascendente). Il downburst, nel punto in cui avviene nel sistema temporalesco, spinge in avanti rispetto al resto la corrispondente porzione di cella convettiva facendole assumere una forma appunto arcuata.

Il secondo è una corrente d’aria che dagli strati medi della troposfera si infila nel temporale da dietro e mantiene attivo il downburst. Questa corrente è nota con il nome di “Rear Inflow Jet”, abbreviato RIJ, ed è una porzione di forte vento in quota che raggiungendo il sistema convettivo incontra per prime le correnti discendenti, le quali la spingono verso il basso portandola a raggiungere il suolo insieme alle stesse intensificandole ulteriormente (Fig. 1, adattamento da Houze et al, 1989).
In questi casi, la situazione è relativamente dinamica (in una giornata priva di queste correnti in quota, la corrente discendente cade verticalmente in un temporale relativamente lento se non stazionario) ed il sistema si propaga sul territorio mantenendosi attivo, venendo anche spinto dalle correnti fredde stesse.
Questi fattori inoltre rappresentano una situazione di “feedback positivo” in cui il downburst essenzialmente si auto-mantiene: il verificarsi del downburst stesso innesca aree di rotazione alle estremità della porzione di temporale in cui avviene, chiamate “bookend vortices”, dove quella sinistra (relativamente al moto del downburst) ha rotazione antioraria, mentre l’altra a destra ruota in senso orario.
La genesi di queste rotazioni laterali risulta in un “canale” che facilita il continuo ingresso di RIJ e quindi il mantenimento del downburst e delle rotazioni laterali stesse. Tipicamente la rotazione ciclonica sinistra prevale e occasionalmente si intensifica risultando anche in altri fenomeni (non rari sono casi di tornado in questa porzione di sistema temporalesco), mentre quella anticiclonica sinistra rimane generalmente più debole.

Tutta questa evoluzione è stata spiegata dallo scienziato Tetsuya Theodore Fujita (colui che ha creato la famosa omonima scala d’intensità per i tornado) nel 1978 tramite un modello concettuale diviso in cinque fasi (Fig. 2): nella fase A esiste una cella temporalesca che produce un downburst; in fase B il downburst inizia a spingere in avanti la propria porzione di temporale; in fase C, aiutato dal Rear Inflow Jet, il downburst continua ad avanzare ed innesca rotazioni ai suoi lati che mantengono attivo il processo. Alla fasi D ed E la rotazione ciclonica destra prende sempre più il sopravvento e la struttura temporalesca evolve da una forma ad arco ad una a virgola (comma echo) la cui porzione sinistra ruota su sè stessa, quella avanzante centrale continua a venir spinta dal downburst e quella destra progressivamente genera nuove celle in coda sul fronte delle raffiche lineari che agiscono come un piccolo fronte freddo.
UN EVENTO DI QUESTO TIPO ERA PREVEDIBILE?
Bisogna partire dal presupposto che alcuni modelli meteorologici ad area limitata avevano individuato correttamente la probabilità di sviluppo di temporali forti in prossimità delle aree costiere romagnole; con circa 12 ore di anticipo, alcuni di questi individuavano picchi di precipitazione fin sui 60-80 mm anche sui litorali.
Con gli strumenti di previsione di cui disponiamo oggi, sarebbe stato difficile fornire ulteriori indicazioni rispetto a quelle già riportate nei bollettini meteorologici locali e nell’allerta meteo gialla emessa dagli enti preposti.
Diciamo che riusciamo a prevedere meglio le condizioni favorevoli allo sviluppo di questi temporali, rispetto ad individuare con precisione dove e quando questi fenomeni si formeranno (ad esempio, parte della modellistica vedeva i massimi di precipitazione in mare aperto). Oltretutto, un conto è interpretare il segnale di precipitazioni intense, un conto prevedere le raffiche temporalesche associate, che se vogliamo è qualcosa di ancora più complesso.
Durante questi contesti temporaleschi assume ancor più valore il monitoraggio in tempo reale, sfruttando appieno i dati osservati, tramite radar, satellite e stazioni meteorologiche. Questa attività di ”nowcasting”, permette di fare previsioni a brevissimo termine, da 1 a 6 ore. E probabilmente, queste sono ancora il ”prodotto migliore” durante questi eventi di particolare intensità.